La Cassazione: “Usare il cellulare aziendale per scopi personali non è peculato né abuso di ufficio”

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La Cassazione: “Usare il cellulare aziendale per scopi personali non è peculato né abuso di ufficio”
Cassazione Penale N. 41709 del 26 novembre 2010
FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in epigrafe il G.u.p. del Tribunale di ……  ha disposto non luogo a procedere nei confronti di  Imputato in ordine ai reati di peculato (capo a), contestatogli in alternativa al reato di abuso di ufficio (capo b), per avere, quale dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di …… , e pertanto pubblico ufficiale, utilizzato il telefono cellulare assegnatogli per ragioni di ufficio per contatti con privati (276 messaggi SMS e 625 conversazioni) per un totale di ore 25,52,03 di impegno della utenza e un costo di euro 75,49. Uguale statuizione ha emesso nei confronti dell’Imputato in relazione al reato ex art. 323 sub c) contestatogli per avere utilizzato il computer dell’ufficio collegato con la rete Internet per ragioni del tutto personali.
Il GUP ha ritenuto che, in ragione di una serie di condotte reiterate che però comportavano modesti costi, si potesse/dovesse concludere  per “l’assenza di atti appropriativi di valore economico sufficiente per la configurabilità del delitto di peculato”. Inoltre, per il secondo capo di imputazione, riteneva  che neppure fosse configurabile il reato di abuso di ufficio per la mancanza dell’elemento costitutivo del reato, che consiste  nell’ingiusto vantaggio patrimoniale “rappresentato da un effettivo e concreto incremento economico del patrimonio del beneficiato quale conseguenza della condotta abusiva”. Infine riteneva che dovesse escludersi la sussistenza del reato di abuso di ufficio in relazione all’utilizzo del computer dell’ufficio per usi personali perché il Comune di…  aveva con Telecom s.p.a. un abbonamento a costo fisso per la navigazione in Internet, mancando quindi, anche per tale comportamento, un ingiusto vantaggio patrimoniale al pubblico ufficiale, nemmeno ipotizzabile sotto il profilo di risparmio di spesa.
Il PM ha proposto ricorso avverso l’archiviazione.
La Cassazione ha ritenuto che, per quanto attiene alla contestazione dei reati è vero che diversa decisione è dovuta essenzialmente alla diversa misura di tale utilizzazioni, laddove tutte le sentenze pronunciate sono concordi nel ritenere che danni al patrimonio della pubblica amministrazione di scarsa entità finiscono per essere irrilevanti per rivelarsi le condotte inoffensive del bene giuridico tutelato.
Continua la Corte: “Nel caso, il G.u.p. ha giudicato su una vicenda in cui il danno arrecato era di circa 75 euro in un arco temporale di poco più di due anni per contatti di breve durata con un numero ristretto di persone.” ed ancora “Ragioni che hanno altresì condotto il giudicante a ritenere la insussistenza di un effettivo e concreto incremento economico del beneficiario idoneo a configurare il requisito dell’ingiusto vantaggio patrimoniale con riferimento al reato di abuso di ufficio.”
“E’ anche corretta la decisione assunta in ordine al capo c), essendo emerso che il Comune di ……  aveva contratto con Telecom un abbonamento a costo fisso per l’accesso in internet con la conseguenza che nessun danno è stato cagionato alla pubblica amministrazione. Neanche in ordine a tale fattispecie è ravvisabile un concreto incremento patrimoniale da parte dell’Imputato e quindi un vantaggio ingiusto. Neppure può ravvisarsi il reato di abuso di ufficio sotto il profilo del consumo di energie derivanti dall’utilizzo del computer, mancando anche in tal caso, per quest’ultima causale, un apprezzabile nocumento nei confronti della stessa amministrazione.”
Qualche breve considerazione conclusiva:
1. non è assolutamente un principio generale, ma solamente l’applicazione del principio proporzionale ad un caso specifico. Le corti che hanno giudicato il soggetto per il reato di peculato (e non altri, quindi con tutte le specificità del reato medesimo) e da ultimo la Cassazione ha solamente precisato che trattandosi di un utilizzo minimale rispetto al totale, non vi era stato danno per la pubblica amministrazione
2. Quanto all’altro reato contestato (abuso d’ufficio, legato alla utilizzazione di internet per scopi personali) anche in questo caso non vi era stato danno per la P.A., il contratto “flat”, e pertanto il soggetto di fatto non aveva sottratto nulla ad alcuno
Di conseguenza, attenzione a non generalizzare e soprattutto ricordiamo che questa condotta, anche nella P.A., potrebbe – pur senza essere sanzionabile penalmente – costituire la base per un illecito disciplinare, però solamente a patto che esista a monte un ben articolato codice di condotta in tal senso o, meglio, un regolamento vero e proprio, emanato ai sensi del combinato disposto del D.Lgs. n.196/2003 e del D.Lgs n.231/2001.

La Cassazione: “Usare il cellulare aziendale per scopi personali non è peculato né abuso di ufficio”Sabato 04.12.2010 12:00di Luca-Maria de Graziaavvocato esperto di tlc e nuove tecnologie

Cassazione Penale N. 41709 del 26 novembre 2010FATTO E DIRITTOCon la sentenza in epigrafe il G.u.p. del Tribunale di ……  ha disposto non luogo a procedere nei confronti di  Imputato in ordine ai reati di peculato (capo a), contestatogli in alternativa al reato di abuso di ufficio (capo b), per avere, quale dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di …… , e pertanto pubblico ufficiale, utilizzato il telefono cellulare assegnatogli per ragioni di ufficio per contatti con privati (276 messaggi SMS e 625 conversazioni) per un totale di ore 25,52,03 di impegno della utenza e un costo di euro 75,49. Uguale statuizione ha emesso nei confronti dell’Imputato in relazione al reato ex art. 323 sub c) contestatogli per avere utilizzato il computer dell’ufficio collegato con la rete Internet per ragioni del tutto personali.
Il GUP ha ritenuto che, in ragione di una serie di condotte reiterate che però comportavano modesti costi, si potesse/dovesse concludere  per “l’assenza di atti appropriativi di valore economico sufficiente per la configurabilità del delitto di peculato”. Inoltre, per il secondo capo di imputazione, riteneva  che neppure fosse configurabile il reato di abuso di ufficio per la mancanza dell’elemento costitutivo del reato, che consiste  nell’ingiusto vantaggio patrimoniale “rappresentato da un effettivo e concreto incremento economico del patrimonio del beneficiato quale conseguenza della condotta abusiva”. Infine riteneva che dovesse escludersi la sussistenza del reato di abuso di ufficio in relazione all’utilizzo del computer dell’ufficio per usi personali perché il Comune di…  aveva con Telecom s.p.a. un abbonamento a costo fisso per la navigazione in Internet, mancando quindi, anche per tale comportamento, un ingiusto vantaggio patrimoniale al pubblico ufficiale, nemmeno ipotizzabile sotto il profilo di risparmio di spesa.Il PM ha proposto ricorso avverso l’archiviazione.
La Cassazione ha ritenuto che, per quanto attiene alla contestazione dei reati è vero che diversa decisione è dovuta essenzialmente alla diversa misura di tale utilizzazioni, laddove tutte le sentenze pronunciate sono concordi nel ritenere che danni al patrimonio della pubblica amministrazione di scarsa entità finiscono per essere irrilevanti per rivelarsi le condotte inoffensive del bene giuridico tutelato.
Continua la Corte: “Nel caso, il G.u.p. ha giudicato su una vicenda in cui il danno arrecato era di circa 75 euro in un arco temporale di poco più di due anni per contatti di breve durata con un numero ristretto di persone.” ed ancora “Ragioni che hanno altresì condotto il giudicante a ritenere la insussistenza di un effettivo e concreto incremento economico del beneficiario idoneo a configurare il requisito dell’ingiusto vantaggio patrimoniale con riferimento al reato di abuso di ufficio.””E’ anche corretta la decisione assunta in ordine al capo c), essendo emerso che il Comune di ……  aveva contratto con Telecom un abbonamento a costo fisso per l’accesso in internet con la conseguenza che nessun danno è stato cagionato alla pubblica amministrazione. Neanche in ordine a tale fattispecie è ravvisabile un concreto incremento patrimoniale da parte dell’Imputato e quindi un vantaggio ingiusto. Neppure può ravvisarsi il reato di abuso di ufficio sotto il profilo del consumo di energie derivanti dall’utilizzo del computer, mancando anche in tal caso, per quest’ultima causale, un apprezzabile nocumento nei confronti della stessa amministrazione.”
Qualche breve considerazione conclusiva:1. non è assolutamente un principio generale, ma solamente l’applicazione del principio proporzionale ad un caso specifico. Le corti che hanno giudicato il soggetto per il reato di peculato (e non altri, quindi con tutte le specificità del reato medesimo) e da ultimo la Cassazione ha solamente precisato che trattandosi di un utilizzo minimale rispetto al totale, non vi era stato danno per la pubblica amministrazione2. Quanto all’altro reato contestato (abuso d’ufficio, legato alla utilizzazione di internet per scopi personali) anche in questo caso non vi era stato danno per la P.A., il contratto “flat”, e pertanto il soggetto di fatto non aveva sottratto nulla ad alcuno
Di conseguenza, attenzione a non generalizzare e soprattutto ricordiamo che questa condotta, anche nella P.A., potrebbe – pur senza essere sanzionabile penalmente – costituire la base per un illecito disciplinare, però solamente a patto che esista a monte un ben articolato codice di condotta in tal senso o, meglio, un regolamento vero e proprio, emanato ai sensi del combinato disposto del D.Lgs. n.196/2003 e del D.Lgs n.231/2001.

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